a futura memoria e anche un po’ a ruota libera

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Confesso che, dopo otto anni di battaglie in Consiglio comunale, ho scelto di concedere la mia pazienza a chi se la merita. Non riesco più ad ascoltare imperturbabile chi accusa noi – dotati di superpoteri, come quello di condizionare i giornali e le tv nazionali – di essere dei terroristi perché informiamo la gente e non dice una parola per spiegare che fine hanno fatto i soldi che sono spariti nell’operazione centro natatorio. In nessun paese civile la maggioranza potrebbe lodare il silenzio omertoso su una situazione tanto grave e accusare con veemenza chi l’ha denunciata, ancora prima che si verificasse (perché tutti sapevamo che sarebbe andata così, l’avevamo detto e ridetto in Consiglio, business plan alla mano, e allora vorrei capire perché la maggioranza ha deliberatamente portato avanti questa operazione e ora sostiene di essere stata fregata: noi cittadini siamo stati fregati!): eppure con arroganza ci attaccano facendoci la morale, mentono ad arte insultando noi e il buonsenso (il 5% del mutuo non ancora erogato che servirebbe per pagare i lavori ancora da svolgere), capovolgono la realtà senza minimamente turbarsi di ciò che hanno fatto e continuano a fare.

Ieri sera in Consiglio comunale sembrava di essere in 1984: “la guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza”.
Siamo a Cologno al Serio, è il 2014: qualcuno ha permesso che nella realizzazione del centro natatorio qualcuno facesse affari con i soldi su cui noi cittadini abbiamo prestato garanzia. A causa di ciò, diversi artigiani non sono mai stati liquidati per i lavori svolti, tanti abbonati hanno pagato per servizi di cui non hanno mai potuto usufruire, diversi lavoratori hanno perso mesi di stipendio e, quel che è peggio, i cittadini colognesi ora, per veder funzionare il centro natatorio, dovranno dare al futuro gestore ben più di 38.000€ annui di contributo (oltre al danno, la beffa!): eppure il problema siamo noi, che ne parliamo!
Di fronte a tutto questo, non riesco a non scandalizzarmi profondamente e a non chiedere giustizia: niente di più.

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